Innovazioni nel settore delle costruzioni |
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C’è in corso in tutto il pianeta una ricerca di nuovi modi di costruire le nostre forme abitative affinché abbiano un contenuto che sta tra l’innovazione e il recupero di una antica attitudine di leggerezza, di una mobilità del nostro abitare che si adatta all’ambiente. Mi riferisco alle architetture tessili, a quelle architetture che costruiscono con membrane leggere e che sembrano messaggi di un nostro “inconscio” che ci richiama alla nostra origine più antica. Dal paleolitico infatti l’uomo abita i propri spazi adattando il proprio genere di vita alle possibilità che l’ambiente gli offre. Si tratta di un lungo cammino, un’evoluzione per la sopravvivenza che è iniziata circa 2 milioni di anni fa. Fino dalle origini gli inizi del costruire coincidono con l’inizio della tessitura: l’intrecciare legni e l’intrecciare canapa sono i primi atti del costruire la propria casa. Intrecciando assi l’uomo antico costruisce le proprie navi per spostarsi per mare e al termine del viaggio di quelle assi intrecciate, le capovolge: le fa diventare i tetti delle proprie case. Ancora oggi il linguaggio ci ricorda quella origine: si parla di “tessitura” delle travi, di ordito dell’assito che compongono le navate. Col tempo, queste case sono state trasformate dall’uomo che le ha decorate e infine le ha rese stabili, eterne. Ora è questa eternità e questa stabilità a cui noi uomini moderni siamo abituati che richiede un ripensamento in quanto il pianeta un tempo ritenuto dotato di risorse inesauribili ha rivelato un’altra “natura”. Ora tutta la ricerca e l’innovazione sono impegnate a recuperare tempo, spazio, energie nel rispetto delle risorse prime e nella prospettiva di un futuro ecologicamente sostenibile.
I motori della ricerca anche in materia di nuovi materiali, sono state le guerre mondiali del ’900 e la conquista dello spazio. Oggi invece si può dire che il nuovo motore della ricerca sia la conquista di un futuro per noi e il nostro ambiente. E questo futuro non può che partire da questo presente sostenibile. In questa corsa si stanno disegnando, progettando e producendo nuovi materiali. Questi hanno la caratteristica di essere tessuti, membrane che ci riportano all’origine stessa del costruire. Ci riportano a quando l’uomo costruttore “tesseva” lo spazio che abitava e lo rivestiva di membrane, di pelli di animali abbattuti durante la caccia. Posate su strutture lignee intrecciate queste membrane proteggevano dal freddo e dalle fiere. Fu la contestazione americana degli anni 60 che pose anche il problema di un modo diverso di intendere l’abitare, riparlando di una architettura tessile di origine nomadica e delle sue potenzialità di restituirci un modo più corretto di intendere il concetto stesso di abitare. Si tratta delle esperienze che portano ai Drop-Out di San Francisco che costruiscono gli shelter di Sausalito e dove si sperimentano le cupole geodetiche di Buckminster Fuller. Il riferimento continuo al lavoro degli scienziati è indice che non si tratta di una contestazione verso la tecnologia. Piuttosto è il richiamo della tecnologia verso il tema del pianeta che da poco lo si è visto nella sua vera nelle foto delle missioni Nasa. Non è un caso se tra le persone che ne fanno parte ci sono Stewart Brand, Kevin Kelly, Howard Rheingold e altri ancora (www.wholeearth.com). In quegli anni c’è una ricerca espressiva che ri-parte dalla ri-lettura del modo di abitare di chi dentro la “natura” non solo ci viveva ma anzi se ne sentiva parte. Molta attenzione viene costantemente posta verso le popolazioni nomadiche e verso il loro modo di abitare. Sono gli anni nei quali al Museum of modern Art di NewYork–MoMA– Bernard Rudofsky espone l’Architettura senza Architetti: una collezione di foto che illustra le differenti forme abitative sul pianeta. Chi dice che l’atto di costruire è sempre un atto innaturale dice una cosa che vuole solo produrre un effetto di stupore. Nella sostanza il costruire è proprio ed interno alla Natura stessa. Ancora oggi che il tema è la sostenibilità ambientale la tessitura torna ad essere il termine chiave. A fianco di prodotti a membrana che ormai si usano in tutte le costruzioni quali i geotessili, i tessuti non tessuti, i teli di varia natura che entrano all’interno della produzione o i tessuti di arredamento c’è un uso di materiali tessili che è specifico per realizzare nuovi linguaggi dell’architettura: si ritorna al concetto appena espresso di un’architettura che ci riporta indietro nel tempo. Le prime testimonianze di costruzioni costituite di membrane risalgono al 40.000 a.c, nel Paleolitico superiore. I primi ritrovamenti sono stati fatti nei territori dell’attuale Ucraina, le cui popolazioni erano nomadi. Durante l’inverno sostavano nelle vallate più riparate dai venti glaciali, durante l’estala steppa periglaciate si spostavano verso le in cerca di cibo. La capanna costruita con materiali naturali facilmente disponibili quali ossa e pelli animali, legni, foglie e paglia, rappresenta la massima espressione di leggerezza, flessibilità e adattabilità, tutti paradigmi peculiari di una cultura nomade.
08/02/2011 Fonte: http://www.tekneco.it |

















