Nuova direttiva Ue che prevede l’incremento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici ed industriali

L’ultima arrivata tra le direttive europee emanate in materia di efficienza energetica si chiama 2012/27/UE e contiene una serie di misure minime comuni agli stati membri, promosse per garantire il raggiungimento degli obiettivi “20-20-20″ previsti entro il 2020 nel pacchetto “clima- energia” del 2008 che prevedono:

-        un taglio delle emissioni di gas serra del 20%;

-        una riduzione del consumo di energia del 20%

-        il raggiungimento del 20% del consumo energetico totale europeo generato da fonti rinnovabili.


 

Con questa nuova normativa questi punti diventano più vincolanti per ogni Stato membro dell’Unione Europea, visto che essa stabilisce azioni e requisiti minimi da rispettare, ma anche una importante occasione in termini di sviluppo economico.

Questo obiettivo è tutt’altro che secondario ed è legato alla ricerca di unamaggiore indipendenza energetica all’interno dell’area europea, la quale va perseguita colmando le carenze di mercato che frenano l’efficienza nella fornitura e negli usi finali dell’energia e migliorando la competitività dell’industria energetica.

Operando in tal modo si dovrebbe ottenere un trend di crescita nel cosiddetto settore della “green economy”, con la conseguente creazione di posti di lavoro ad elevata specializzazione nei settori connessi all’efficientamento e alla efficienza energetica.

La direttiva 2012/27/UE è entrata in vigore il 4 dicembre dello scorso anno, abroga le precedenti 2004/8/UE e 2006/32/ UE e stabilisce una serie di requisiti “ minimi” (che non impediscono ai singoli Stati membri di mantenere o introdurre misure più rigorose), da recepire entro il il 5 giugno 2014. Gli obiettivi specifici di questo nuovo strumento sono :

-        fissare nuovi obiettivi nazionali indicativi di efficienza energetica;

-       prevedere una strategia a lungo termine per mobilitare investimenti nella ristrutturazione degli edifici residenziali e commerciali, sia pubblici che privati;

-       garantire che le imprese di grandi dimensioni siano soggette a un audit energetico svolto in maniera indipendente ed efficiente da esperti qualificati e/o accreditati;

-       adottare misure per promuovere “la disponibilità, per tutti i clienti finali, di audit energetici di elevata qualità, efficaci in rapporto ai costi”.

Due sono le novità salienti che riguardano il tema dell’efficienza energetica del costruito esistente, che rappresenta il 40 % del consumo finale di energia dell’Unione Europea e sembra essere una delle poche opportunità di crescita e occupazione nel settore dell’edilizia.

La prima è l’obbligo della riqualificazione energetica degli edifici pubblici esistenti, per cui ogni stato membro sarà tenuto ogni anno a mettere mano ad almeno il 3% degli edifici occupati o di proprietà di enti statali, in modo da diminuirne la domanda energetica per raggiungere almeno il livello degli standard minimi in vigore.

L’obbligo riguarderà inizialmente gli edifici con una superficie calpestabile maggiore di 500 m2, mentre da luglio 2015 la taglia minima degli edifici passibili di interventi scenderà a 250 m2. A questo proposito l’Agenzia del demanio è in procinto di pubblicare le “Linee guida per gli interventi di efficienza energetica nelle amministrazioni pubbliche” che interessano in Italia patrimonio stimato in oltre 85 milioni di metri quadrati di edifici di tutte le tipologie e anzianità, il quale deve essere censito e analizzato prima di essere opportunamente migliorato dal punto di vista dell’efficienza energetica.

Il vademecum è stato elaborato sulla scorta dell’art 14 del D.L. 52/2012, che fissa al 2014 il termine per adottare le misure necessarie alla riduzione dei consumi di energia e di efficientamento degli usi finali dell’energia negli edifici pubblici. In tempi di crisi e di continuo aumento della spesa pubblica le risorse italiane sono ovviamente molto contenute anche per quanto riguarda questa voce (si parla di stanziamenti per il 2013 per circa 140 milioni), e per riuscire ad ottimizzarle sarà strategico il ricorso ad audit energetici capaci di indicare gli investimenti più efficaci necessari per mettere a frutto gli investimenti in efficientamento energetico nel più breve tempo possibile.

Ulteriori risorse si potranno trovare nei meccanismi di finanziamento tramite i terzi e nel Fondo di garanzia creato dal Medio Credito Centrale; qualcuno ha avanzato anche la proposta di creare di una Esco pubblica in grado di occuparsi con efficacia di riqualificazione e contenimento energetico nella Pubblica amministrazione.

Questo genere di interventi impone a livello nazionale un impegno serio e tempestivo sul tema delle competenze e della legittimità del sistema degli audit e delle certificazioni energetiche, che, come è ben noto, è privo di ogni controllo e oggetto di continue correzioni, tranne qualche in caso regionale e per qualche associazione che da anni opera nel settore.

Questa situazione giova ben poco alla qualità e alla professionalità dei servizi presenti sul mercato. Un audit energetico impone un maggior livello di preparazione, esperienza e professionalità rispetto ad una semplice certificazione energetica, in quanto si pone l’obiettivo di capire in che modo l’energia viene utilizzata nella realtà, quali sono le cause degli eventuali sprechi ed eventualmente quali interventi possono essere suggeriti all’utente, il tutto considerato non soltanto dal punto di vista della fattibilità tecnica ma anche e soprattutto nell’ottica economica.

E per enfatizzare il valore e le potenzialità di risparmio che offre questo strumento la direttiva 2012/27/UE impone a tutte le grandi grandi imprese presenti negli stati membri di sottoporsi periodicamente, dal 2015 ed ogni 4 anni,ad audit energetici che dovranno essere svolti in maniera indipendente da esperti accreditati, mentre le piccole e medie imprese saranno soltanto incoraggiate a farlo. Seguire questa direttiva aiuterà ogni impresa a pianificare interventi capaci di ottenere un potenziale risparmio sulla gestione energetica che va mediamente dal 19% al 35%.

 

15/03/2013

Fonte:

http://www.tekneco.it

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